Dialogo tra l’uomo della strada e il gelatiere consapevole

UDS:
Ciao, hai visto la nuova gelateria che hanno aperto in centro? Fanno il gelato artigianale e lo fanno proprio lì dietro, nel laboratorio.

GC:
Ciao, sì ho visto, ti è piaciuto il gelato?

Vetrina gelato coloratoUDS:
Sì, abbastanza. C’era una vetrina bellissima con 24 gusti. Il cioccolato fondente era nerissimo, proprio fondente puro al 70%, eh… Poi c’erano un sacco di gusti golosissimi come il Kinder, la nutella, i variegati alla frutta…

GC:
Capisco… una vera vetrina per incantare anche il cliente più distratto! Il fatto che tu mi abbia detto “abbastanza” non gioca a loro favore, però.

UDS:
Beh, lo sai a me piace solo il cioccolato e la crema e su quelli sono molto esigente….

Ma tu la gelateria dove ce l’hai ora?

GC:
Dopo un po’ di anni da quando ho ceduto la mia attività ho fatto consulenza, ho girato parecchio il mondo ed ho riflettuto sul futuro dell’artigianalità in gelateria… Ora sto lavorando ad un progetto che prevede un laboratorio e diversi punti vendita.

UDS:
Sei diventato un industriale?

GC:
No, affatto. Anzi ho cercato di capire come essere puramente artigiano, nel senso di essere in grado di reperire e produrre tutto ciò che mi serve seguendo criteri di qualità, territorialità, basso impatto ambientale e con un occhio anche al biologico.

Se vuoi padroneggiare tutta la tua organizzazione produttiva senza dipendere dalle industrie, ti devi organizzare per fare tutto il possibile in casa, a costi contenuti, senza inquinare o sprecare risorse idriche ed energetiche. Per questo è necessario un laboratorio un po’ più grande di quello che puoi trovare nel retro di una gelateria da 50 metri quadri…

UDS:
Ma se non produci dove vendi allora si perde tutta la magia. Io non acquisterei il gelato artigianale dove non lo si produce.

GC:
Per quale motivo? Pensi che la qualità sia peggiore?

UDS:
Non so forse perché è così che deve essere un artigiano: produrre dove vende e basta.

GC:
Carretto sergio lobranoMa se io ti porto il mio gelato fatto in modo completamente artigianale, fresco di giornata, garantendoti la qualità massima possibile in un’area geografica limitata e facilmente raggiungibile, che mi permette di ottimizzare le mie vendite e quindi di garantire maggiore qualità e miglior servizio, perché non lo vorresti acquistare?

UDS:
Non so. Credo che fatto sul posto anche in spazi piccoli sia meglio, sia più autenticamente artigianale…

GC:
Allora ti faccio questo esempio. Se io avessi una gelateria di soli 50 metri quadri con un laboratorio di 30, quante lavorazioni puramente artigianali pensi che potrei fare giornalmente?

Te lo dico subito: molto poche. Soprattutto se devo riempire un banco con 24 gusti diversi. Non dico che lavorare in questo modo non sia possibile, anzi è proprio così che lavora la stragrande maggioranza delle gelaterie di oggi.

Per poter soddisfare l’esigenza di riempire il banco, occorre dotarsi di una serie di semilavorati preparati dall’industria, che facilitano e velocizzano il lavoro. Non si tratta solo delle paste pure di nocciola o di pistacchio che, per l’amor di Dio, ci sta anche comprarle già raffinate, ma tutta un’altra serie di prodotti pronti o quasi, in busta e in barattolo che semplificano la vita e riducono i tempi produttivi del gelatiere al minimo.

Il risultato però è che la maggior parte dei gusti non vengono fatti con delle ricette pensate, ricercate e assemblate dal gelatiere, ma realizzate nei laboratori dell’industria da tecnici alimentari che spesso non hanno mai visto una gelateria.

Tralasciando il fatto che possono essere più o meno imbottiti di additivi, si tratta comunque di prodotti industriali, fortemente standardizzati che ormai puoi trovare dappertutto e che non possono essere presi ad esempio dell’artigianalità del gelatiere…

UDS:
Quando dici la maggior parte delle gelaterie, cosa intendi?

Cono gelato artigianaleGC:
Intendo che in Italia (e forse nel mondo) i gelatieri che sono in grado di scegliersi gli ingredienti e che sanno prodursi i propri gelati in modo autenticamente artigianale sono meno del 5% del mercato… Inoltre sono spesso persone dalla grande passione, dalle profonde conoscenze e da uno spirito di sacrificio incrollabile che li tiene inchiodati nei loro laboratori per gran parte della loro vita, senza mai riuscire a fare il salto qualitativo di lavorare guadagnando ciò che è giusto per le loro capacità…

UDS:
Quindi con il tuo sistema ciò sarebbe possibile? Ma mica tutti hanno milioni di euro da investire…

GC:
Come ti dicevo, un po’ di esperienza e di ragionamento, anche guardando ad altri settori, mi hanno fatto capire che ciò è possibile ottimizzando le economie.

Il fatto è che se fai un’attenta analisi economica, la creazione di una semplice gelateria di quartiere di tipo tradizionale oggi è assolutamente fallimentare. Mentre la creazione di un laboratorio centralizzato situato in un’area decentrata ha costi più sostenibili e ti può permettere di investire in location piccole ma strategiche che ti fanno ottimizzare le vendite e rientrare rapidamente del tuo investimento. Naturalmente ci vuole un’organizzazione efficiente e ben diretta, dal reperimento degli ingredienti alla produzione fino alla logistica, una grande attenzione alla formazione del personale e la padronanza delle tecnologie e della loro manutenzione.

UDS:
Mi parli come un industriale! Altro che artigiano….

GC:
L’idea romantica che tu, come molti, hanno dell’artigiano (gelatiere) è di colui che fa tutto nel piccolo. Gestisce da solo gli acquisti, organizza la produzione, gestisce i suoi conti, seleziona e forma il personale, si occupa di dettare le regole commerciali, gestisce il proprio sito e i social network, fa la pubblicità e lo fa da solo spesso in economia e senza competenze specifiche….

UDS:
Beh, del resto i piccoli artigiani sono maestri nell’arte di arrangiarsi, no?…

lente sul gelato Roberto LobranoGC:
Ma il vero artigiano quando ha il tempo di fare ricerca e sviluppo sul suo prodotto? In inverno quando chiude, mi dirai tu! Ma il problema è che oggi è difficile anche permettersi di chiudere in inverno perché la concorrenza è alta, i clienti non si affezionano più come un tempo, le tasse sono insostenibili, il personale costa troppo, la crisi ha abbassato i consumi, se piove siamo rovinati e in ultima analisi abbiamo le catene che ci aprono di fianco e ci rubano i clienti perché c’hanno i soldi per fare marketing….

Allora sai che succede? Si inizia a contaminare la gelateria con bibite, merendine e dolci industriali, oppure con prodotti “alternativi” di pasticceria o di gastronomia semplificate, frutto di qualche rapido corso di aggiornamento presso le aziende di semilavorati, con la stessa logica di risparmio del tempo che ha visto la trasformazione del gelatiere che fa ricerca e sviluppo in gelatore di prodotti industriali pronti all’uso.

UDS:
Credo sia giusto che pensino a dare anche prodotti alternativi per la bassa stagione, sennò come farebbero a campare tutto l’anno?

GC:
Ti ho sparato una serie di luoghi comuni e tu dici che è giusto così?

Bene è proprio questo che deve cambiare. Gli artigiani si devono svegliare e salvarsi da soli. Questa mentalità è fallimentare. Non è più sostenibile. Chi ragiona ancora con questi pregiudizi e si mette a fare impresa artigiana in questi termini accentrando tutto su sé stesso, è destinato ad una vita imprenditoriale molto breve…

Ho smesso di incentivare l’apertura di attività di questo tipo da tempo, perché ho capito che non è il modo giusto di fare impresa oggi.

Perché mi devo rendere complice del fallimento di una brava persona che desidera fare bene il proprio lavoro?

Ho cercato e trovato il modo di investire correttamente il capitale di chi voglia davvero fare qualcosa per il nostro settore ormai in agonia culturale (ed economica) sia in Italia che all’estero.

UDS:
E quindi? Di che si tratta?

Gaya Gelato BaliGC:
Come ti dicevo: un netto cambio di mentalità. Oggi il gelatiere consapevole deve essere cosciente che non può lavorare da solo, ma si deve far aiutare nell’organizzazione della sua impresa. Egli deve rimanere saldamente al timone della sua azienda per quanto riguarda l’indirizzo diciamo “artistico”: ciò che riguarda la scelta degli ingredienti e la sua capacità di creare ricette stupende. Dovrebbe fare ricerca, sperimentazione e valorizzare al massimo il proprio lavoro e renderlo economicamente appagante.

Ha in definitiva bisogno di inserirsi in un’organizzazione che gli permetta di preservare i valori artigianali della creatività e della sartorialità e nel contempo gli dia la possibilità di fare funzionare bene il suo business.

Si deve occupare della scelta degli ingredienti di eccellenza, deve inserirsi in un contesto di attenzione ai consumi e agli sprechi e di ottimizzazione delle risorse. Deve ritornare ad essere punto di riferimento qualitativo e di gusto del buono, deve infine essere socialmente utile dando lavoro a più persone e incentivare le economie locali, scegliendo ingredienti a filiera corta.

UDS:
Ma esiste davvero questa possibilità o è tutta teoria?

GC:
Esiste, è realtà e funziona! E’ un nuovo assetto organizzativo dell’azienda artigiana del gelato, con forti valori di trasparenza, sostenibilità e qualità di gusto e ingredienti.

Si rivolge a chi vuole favorire la cultura del gelato artigianale naturale al di fuori dei circuiti dei semilavorati. A chi vuole innovare nel rispetto dei consumi e degli sprechi idrici. A chi vuole creare un business sostenibile per sé e per le generazioni presenti e future.

UDS:
Ma a chi si rivolge? Solo ai gelatieri?

GC:
Questo progetto innovativo si rivolge verso due tipologie di attori: al gelatiere professionista, attento e consapevole, che ha bisogno di aiuto per allargare e ottimizzare il proprio business nel rispetto del suo percorso professionale e che vuole mantenere la propria identità e le proprie ricette.

Corner Gaya GelatoSi può essere eccellenti gelatieri, ma è difficile concentrare in sé tutte le caratteristiche necessarie per creare un business di successo, replicabile e scalabile. Le competenze sono molteplici e complesse ed è necessario appoggiarsi su solidi protocolli organizzativi che permettano la pianificazione, la delega e il controllo dei risultati.

Il secondo attore a cui si rivolge questo progetto è l’investitore che desidera inserirsi nel mondo del gelato artigianale di alto profilo, sposando pienamente i valori, i processi, il gusto e un brand forte e caratterizzato, diventandone portabandiera nel mondo.

Volete saperne di più?

Contattatemi qui: voglio cambiare!

Innovazione in Gelateria: la U theory applicata all’imprenditoria artigiana

Si terrà il 30 novembre a Longarone, presso la MIG il convegno dal titolo:

Innovazione in gelateria: consapevolezza, sostenibilità e territorio per costruire il futuro insieme

All’interno di questo incontro avrà voce anche Rino Panetti, esperto di management e processi di innovazione, autore del libro “Theory U la magia dell’innovazione profonda per competere nel futuro”.

libro U theory

Il suo compito sarà quello di introdurre tematiche che siano in grado di aprire la mente, il cuore e la volontà dell’artigiano per innovare e competere nel futuro.

Si parlerà della U Theory e di un caso reale di applicazione di tali concetti nel campo della gelateria.

Un appuntamento da non perdere…

Pillole di tecnica e marketing in gelateria

Corso avanzato di gelateria “consapevole” a moduli

L’offerta formativa sul gelato artigianale è molto ampia, ma non sempre gli argomenti vengono approfonditi adeguatamente. Talvolta è veicolata per la vendita di macchinari e semilavorati e raramente include la “consapevolezza” dell’imparare un mestiere che è sicuramente artigianale, ma che va condotto con una buona capacità imprenditoriale. Soprattutto in un mercato così competitivo come il nostro.

In seguito a numerose richieste ho voluto provare ad impostare un percorso in modo innovativo, ideale per chi vuole approfondire tematiche tecniche e di gestione dell’impresa gelateria, differenziandomi così nella formula delle proposte formative di settore attualmente presenti.

Lobrano Maestri della gelateria italiana

Modulare

Le lezioni del corso sono complete, nel senso che esauriscono un tema specifico. Sono della durata media di 5 ore, diluite in diverse settimane con tempi adeguati per poter assimilare con successo le informazioni.

Personalizzato

Questo sistema permette di seguire solo le materie interessate e di crearsi percorsi formativi personalizzati seguendo le proprie esigenze.

Comodo

L’orario scelto per i corsi è il pomeriggio (14 – 19); questo risulta comodo sia per chi ha un’attività e che può organizzarsi per liberarsi solo mezza giornata, sia per chi risiede nel raggio di 300 km da Bologna, che può comodamente utilizzare i treni e andare e venire in giornata.

Efficace

I moduli sono concepiti con una logica di apprendimento progressivo. I supporti sono sia informatici che tradizionali e sono previste dispense e verifiche di apprendimento.

Esclusivo

Il numero massimo degli studenti è fissato a 8 persone in modo da avere un buon rapporto studente-docente, ma le lezioni verranno tenute anche con un numero di studenti ridotto (anche solo 2 persone).

Economico

Ogni lezione ha un costo di 150,00 Euro (+ IVA), ma esiste la possibilità di acquistare dei pacchetti con una scontistica proporzionale al numero di lezioni che si desidera seguire.

I moduli sono divisi in tre famiglie tematiche a loro volta divise in sotto insiemi con tematiche svolte in ciascuna lezione.

macchina verticale

Tecnica di gelateria:

Merceologia degli ingredienti a famiglie

Preparazioni particolari

  • Il gelato e le principali intolleranze (lactasia, celiachia, ecc…)
  • Il gelato preparato con ingredienti biologici
    • Differenze tra agricoltura biologica e convenzionale
    • Legislazione e mercato
    • Una filosofia che include rispetto per l’ambiente, salute dei consumatori e controllo dei consumi.
  • Il gelato funzionale e nutraceutico 
    • Macroelementi e microelementi
    • Cosa significa funzionale e nutraceutico
    • Caratteristiche nutrizionali del gelato
    • Probiotici e prebiotici.

La tecnica del bilanciamento è difficile da condensare in un solo pomeriggio, quindi questa materia viene sviluppata in corsi in aula di almeno tre giornate (vedere la sezione corsi).

È comunque possibile effettuare corsi one-to-one per sviluppare tali tematiche.

Start-up e marketing innovativo in gelateria
Start-up e marketing innovativo in gelateria

Gestione aziendale:

  • Organizzazione artigianale
    • Mantenere la qualità del prodotto con un’organizzazione efficace
    • Procedure e manuali operativi per garantire la qualità
    • Dall’HACCP alla ISO 22000

copertina del libro di lobrano

Marketing e comunicazione:

  • Il Marketing al centro dell’azienda 
    • Evoluzione del concetto di gelateria nel mercato attuale
    • Capire le esigenze del cliente: necessità, bisogni e desideri
    • Analizzare il mercato e scegliere un target
    • Coltivare le relazioni
    • La fidelizzazione e le motivazioni di fuga
  • Innovare per competere
    • Personalizzare la propria offerta: il marketing laterale
    • Esercizi di creatività applicata
  • Elementi di comunicazione
    • I vari tipi di ascolto
    • L’uso corretto delle domande (giochi d’aula)
    • Prossemica e analisi transazionale
    • Processo di feedback
  • Gestione del personale e marketing interno
    • I diversi tipi di comunicazione aziendale
    • La comunicazione dei valori aziendali e i touch points dell’azienda
    • Marketing interno per la gestione del personale
    • Selezione e formazione dei collaboratori
    • I conflitti all’interno del team di lavoro
    • La gestione del reclamo (role play)

Per ulteriori informazioni e per avere il calendario scrivere a info@icerock.it.

Fiere del gelato: MIG o SIGEP?

A volte mi si chiede se è più importante la fiera MIG di Longarone oppure il SIGEP di Rimini. Senza pensarci troppo verrebbe da rispondere il SIGEP, visti i numeri di visitatori, le dimensioni degli stand e dei padiglioni dedicati…

MIGMa in realtà la prima fiera del gelato è nata a Longarone nel 1959 e tutto sommato ha mantenuto nel tempo un certo contatto con gli obiettivi che l’hanno fatta nascere, ovvero l’incontro dei gelatieri per poter scambiarsi opinioni, cercare qualche novità da proporre l’anno successivo e provare qualche nuovo macchinario. Insomma una fiera organizzata dai gelatieri, dedicata ai gelatieri e frequentata prevalentemente da gelatieri. All’epoca c’era bisogno di un luogo d’incontro principalmente per i gelatieri della Valle di Zoldo e del Cadore i quali nel periodo invernale facevano ritorno alle loro case, al termine della stagione di lavoro trascorsa nelle gelaterie in Germania, Austria, Olanda e in altri Paesi europei. Poi col tempo si è aperta anche ai gelatieri provenienti dal resto d’Italia, che partecipavano volentieri ai convegni e ai concorsi organizzati durante le giornate della fiera. Gli spazi non sono mai stati molto grandi e quando l’industria dei macchinari e dei semilavorati ha iniziato a crescere, ha deciso di cercare una soluzione alternativa, con maggiori spazi e anche un po’ più comoda da raggiungere. Ecco quindi che, grazie alla volontà delle aziende del settore, nasce  e si sviluppa il Salone Internazionale Gelateria e Pasticceria (SIGEP) nel polo fieristico di Rimini.

Sigep09Era il 1979 e da quell’anno il SIGEP ha macinato successi di visite crescenti ogni anno, crescendo sia negli spazi che di importanza commerciale per le aziende che vi esponevano. Possiamo quindi tranquillamente affermare che mentre la MIG è nata ad opera dei gelatieri, il SIGEP è nato ad opera dei fornitori di attrezzature e prodotti per gelateria. Quindi qual’è la fiera più importante? Dipende da cosa stiamo cercando. Chi cerca prodotti per gelateria e innovazione tecnologica probabilmente apprezzerà di più il grande circo dell’offerta di settore che il Sigep è in grado di presentare. Per quanto riguarda le iniziative di carattere squisitamente artigianali, come i convegni, le iniziative legate alla valorizzazione del territorio e gli incontri tra gelatieri, probabilmente la MIG mantiene ancora la sua importanza. In fondo si tratta di due facce della stessa medaglia, da un lato si mantiene un legame con la cultura e la storia di un mestiere, dall’altro si cerca di fare business nel modo più redditizio.

Apro una gelateria, anzi no: una Scuola di Gelato!

C’è una nuova tendenza che sta invadendo il “variegato” mondo del gelato “artigianale”: la creazione dei cosiddetti “laboratori didattici”.

Sembra che aprire una semplice gelateria artigianale sia ormai roba superata. Vuoi perché tra investimento in arredi e attrezzature, costi fissi e di gestione e una concorrenza che ha raggiunto livelli impressionanti per numero di punti vendita, a campare di solo gelato si fa ormai troppa fatica. Quindi occorre inventarsi qualcosa per fare fruttare meglio il proprio investimento.

coda-per-un-buon-gelatoNonostante la crisi, le chiusure e l’invariabilità dei consumi di gelato pro-capite, i dati snocciolati dai mezzi di comunicazione del settore dicono che “il gelato tira”. Le “scuole di formazione alla professione di gelatiere”, fanno numeri da capogiro in termini di iscrizioni (e anche di fatturato) e più di un gelatiere si è chiesto: “ma se le aziende di semilavorati e di macchinari, che sono le uniche a fornire formazione in questo settore, lo fanno in modo basilare e solo per riuscire a vendere meglio i loro prodotti; perché non lo posso fare io che il mestiere lo conosco “dall’interno”? Magari riesco a insegnare anche più cose e poi la mia immagine non sarà direttamente legata ad un brand di macchinari o di prodotti semilavorati…”.

Ecco quindi aperta la corsa alla creazione della propria scuola di formazione per nuovi gelatieri, all’interno dei laboratori di gelateria nei periodi di magra produttiva. In fondo le persone interessate a questo “nuovo” mestiere, da tempo chiedono di poter fare tirocinio o “training-on-the-job”.

Ci vorranno delle competenze e dei percorsi ufficiali per creare un laboratorio didattico, direte voi… niente affatto! La totale assenza di regolamentazione in merito rende il mestiere di gelatiere artigiano praticamente inesistente, quindi non ci vuole assolutamente nulla per insegnare un mestiere “ufficialmente” non riconosciuto. Basta dichiararsi maestro (magari scriverlo su un biglietto da visita patinato) e molti non si preoccuperanno come e da chi sia stato conferito lo status di “Maestro gelatiere”: anche perché in fondo è un titolo che non esiste!

Di fatto potete farvi un rapido giro su un motore di ricerca, digitare scuola di gelato o simile e vedrete quanti personaggi vestono il “cappello da Maestro”, vi fanno entrare nella propria cucina, pardon laboratorio, vi spiegano come preparare ottimi gelati artigianali e si fanno anche riprendere, mentre mescolano ingredienti con le mani (come la miglior tradizione artigianale suggerisce) e parlano di ingredienti con una proprietà di linguaggio tipicamente artigianale…

Ma se questo è il panorama attuale (e fidatevi che è proprio così), allora chi davvero conosce il mestiere – perché sono anni che gestisce una gelateria, che ne conosce profondamente le dinamiche e i problemi, che ha dovuto affrontare i rapidi cambiamenti imposti da un mercato sempre più esigente in termini qualitativi e di gestione – può davvero offrire competenze e quindi “vincere facile” sulla mediocrità dell’offerta formativa attuale.

Certo occorre che sia una persona che, oltre a possedere naturali doti di comunicazione, abbia acquisito un buon bagaglio di conoscenze tecniche e gestionali nel suo percorso professionale; che sicuramente non potrà essere troppo breve e nemmeno limitato ad una ristretta area geografica.

Un professionista che abbia fatto della ricerca, che si sia formato da un punto di vista tecnico sulla merceologia degli ingredienti (non solo all’interno dei percorsi formativi offerti dalle aziende), che sia in grado tra le altre cose di conoscere e riconoscere un frutto maturo e idoneo per essere trasformato in gelato, senza dover ricorrere necessariamente ad un semilavorato dell’industria.

corsi-e-formazioneUn esperto della tecnica del freddo in grado di lavorare con diversi sistemi produttivi.

Un imprenditore capace di saper fare i conti e di trasferire ad altri le proprie conoscenze “gestionali”. Una persona in grado di capire se un’idea imprenditoriale nata nella mente di un neofita può essere realizzabile e come renderla efficace qualora abbia punti di debolezza.

Se persone di questo tipo esistono, credo che siano loro a doversi mettere a disposizione di quanti vogliono conoscere questo meraviglioso mestiere che sebbene non esista, rappresenta una parte importante della storia culturale e gastronomica del nostro Bel Paese.

Apro una gelateria, anzi no: una catena!

Quale dev’essere il vero “motivo” per cui ci si mette a lavorare nel mondo del gelato artigianale, o in qualsiasi attività dove c’è la possibilità di esprimere la propria creatività trasformando i prodotti della natura in qualcosa che ha il potere di emozionare il nostro cliente?

Una delle ragioni potrebbe essere perché “l’esperienza di plasmare qualcosa è un’autentica fonte di potere”.

Le righe che seguono sono riflessioni scaturite dalla lettura del libro “Presence” di cui ho già scritto in un articolo precedente e da cui ho tratto citazioni che si adattano perfettamente alla situazione che viviamo giornalmente, anche nel business del gelato.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una sorta di corsa verso questo settore da parte di una moltitudine di persone, che spesso non considerano neppure la possibilità di approfondire la tecnica o la cultura del prodotto. Si armano di buoni intenti di superficie come l’uso di ingredienti “dichiarati” di qualità, ma poi hanno come obiettivo soltanto il business.

Non vogliono aprire una gelateria, ma una catena!

replicanti serialiIo credo che fare il “business” non debba essere l’obiettivo per il quale ci si mette in gioco. Il business dovrebbe essere il mezzo per costruire una società più giusta ed equa.

“Il problema fondamentale di molte organizzazioni è il fatto che sono guidate da idee dominanti mediocri. Il concetto di massimizzazione del rendimento sul capitale investito è un ottimo esempio di idea mediocre. Le idee mediocri non stimolano le persone, non offrono niente da trasmettere ai propri figli. Non creano significato.” (citazione di Bill O’Brien ex CEO Hanover Insurance).

Un concetto questo, che va di pari passo con l’illusione tecnologica che ha soppiantato la saggezza dell’uomo come valore.

Le antiche civiltà greca e cinese ritenevano che lo sviluppo della moralità richiedesse una vita intera di specifico lavoro personale, guidato da maestri.

Così nelle imprese del nostro settore (ma non solo) come nella politica, i nuovi leader sono più tecnologi che filosofi e pensano quasi esclusivamente ad acquisire e mantenere il potere, a guidare il cambiamento, a influenzare la gente, a mantenere una parvenza di controllo.

Nel corso delle ultime due generazioni, la parola “antico” è diventata un termine peggiorativo. Ora è sinonimo di “usurato, obsoleto”, mentre l’aggettivo “nuovo” indica automaticamente “migliorato, superiore”. Il che è perfettamente logico quando si parla di macchine, ma è tragico se ci si riferisce alle persone.

Oggi siamo fissati sulle novità e questo ci porta erroneamente a trascurare la sostanza delle cose. Con questa perdita di valore del concetto di “antico”, gli anziani e i valori più profondi e tradizionali, non sono più importanti, la saggezza è stata rimpiazzata dalla competenza tecnologica, l’invecchiare viene considerato una lunga discesa dalla forza e dalla giovinezza verso l’infermità e la vecchiaia. I costi di questi cambiamenti, per la felicità umana e la stabilità sociale, sono incalcolabili.

Ormai è un dato di fatto che la nostra società si basa sul potere che viene dalla tecnologia. È questo potere che ha riplasmato il mondo e che continua a farlo: è questo potere che guida la creazione di ricchezze e gli incentivi economici per la ricerca e per lo sviluppo; ed è questo potere che mantiene uno status quo che minaccia lo sviluppo umano in modalità che pochi di noi riescono a vedere. A guidare la tecnologia moderna inoltre, non è solo il desiderio di potere; è la paura di non poter vivere senza di essa.

Ma siamo proprio sicuri che la tecnologia sia l’unica risposta ai problemi dell’umanità?

tecnologiaOggi, per la maggior parte delle soluzioni dei problemi, ci troviamo ad applicare una struttura sistemica archetipica detta di “transfert”; che equivale a dire che si agisce per alleviare i sintomi di un problema, ma si finisce per divenire sempre più dipendenti da tale “soluzione sintomatica”.

Le dinamiche del transfert possono insorgere ogni volta che affrontiamo un problema complesso, e c’è differenza tra soluzioni “sintomatiche” e “fondamentali”. Le soluzioni sintomatiche sono rimedi rapidi e momentanei che gestiscono sintomi del problema senza andare alla radice e cercare soluzioni più profonde. La verità è che solo una soluzione fondamentale permette di andare alla radice del problema e di risolverlo del tutto.

Spesso le soluzioni sintomatiche si trasformano in vere e proprie dipendenze.

In genere pensiamo alla dipendenza come a un problema personale. Ma la dinamica del transfert dimostra che in realtà essa è un fenomeno sistemico che ricorre a molti livelli.

Il transfert è uno dei pattern più comuni e insidiosi della società moderna: richiedere soluzioni rapide a problemi anche molto complessi. Poiché è molto comune, spesso passa del tutto inosservato; gli individui e le organizzazioni non riescono a vedere che le loro capacità di trovare soluzioni fondamentali vengono erose finché la dipendenza e gli effetti collaterali non raggiungono proporzioni enormi, producendo inevitabili crolli.

L’uomo ha un’innata tendenza a influenzare le vite degli altri, per “migliorare” le cose o, in certa misura, per renderle più in linea con ciò che gli sta a cuore. Questo “desiderio di efficienza” potrebbe essere il desiderio di aiutare un artigiano a velocizzare il proprio lavoro, di risolvere un problema pressante di struttura del gelato, di semplificare le procedure.

Un metodo di base per aumentare l’efficacia personale è certamente ricorrere alla scienza e alla tecnologia moderna, ma un altro è la crescita integrata (emotiva, mentale, fisica e spirituale), che consente un aumento della saggezza. In altre parole, occorre coltivare il nostro senso di connessione con la natura e con gli altri e imparare a vivere in modi che sviluppino naturalmente in noi la capacità di essere umani.

I due approcci non si escludono a vicenda, ma spesso si rischia di spostare il peso sulle soluzioni tecnologiche perdendo di vista lo sviluppo delle nostre capacità. La percezione del potere della tecnologia moderna riduce progressivamente il bisogno di coltivare le nostre fonti di potere personali. Fino ad annullarle del tutto.

La tecnologia non ha, in sé, niente di sbagliato; i progressi tecnologici possono far evolvere le nostre conoscenze della natura e dell’universo e arricchire la nostra esistenza. Ma, come per molte altre dinamiche di transfert, l’aspetto pericoloso del ricorso alla tecnologia moderna è il fatto che questa tendenza allontana la nostra attenzione da fonti di progresso più importanti.

Oggi il progresso viene definito, fondamentalmente, attraverso i nuovi sviluppi tecnologici; qualunque sviluppo positivo nel nostro benessere personale passa completamente in secondo piano. Dunque il divario tra saggezza e potere, in perenne allargamento, non è accidentale o dovuto alla sfortuna, ma nasce da una struttura di base da noi costruita nella società moderna. E continuerà ad amplificarsi, finché non riusciremo a vedere e comprendere i meccanismi di questa struttura.

Ciò che è venuto a mancare, nel ventesimo secolo, è un pensiero culturale centrale in grado di unificare economia, tecnologia, ecologia, società, materia, mente e spiritualità. Lo sviluppo di una consapevolezza e di un pensiero integrativo è stata sostituita dalla tendenza “di default” a concentrarsi sul business e sul guadagno.

Anche il nostro “sistema gelato” è ormai definito e chiuso dentro confini ben delineati da chi detiene il potere tecnologico.

Da una parte si impongono macchinari sempre più sofisticati e multifunzionali, corredati di touch-screen e automatismi esagerati; ma con l’aumentare delle prestazioni aumentano i costi per poter accedervi e per poterne garantire la funzionalità nel tempo. Macchine che cinquant’anni fa venivano concepite per durare vent’anni, oggi escono di produzione dopo quattro, esattamente come le autovetture e sembra che rincorrano quasi le mode dei telefonini…

Dall’altra parte un’altra tecnologia si è sostituita alla formulazione delle ricette e alla preparazione dei prodotti di base per velocizzare le operazioni di pesatura fino addirittura a sostituirsi completamente all’estro e all’artigianalità dell’operatore, con i prodotti pronti all’uso.

gelati fintiIl tutto nasce per alleggerire il carico di lavoro del gelatiere che però si trova ben presto in una spirale dalla quale non può uscire, poiché nel tempo ha dimenticato di “conoscere” o coltivare l’essenza del proprio mestiere.

Inoltre questo sistema è crudele con chi non si vuole adattare, che ne diventa lo zimbello. Se qualcuno si azzarda a dire che si vorrebbe preparare da solo i semilavorati viene deriso non solo dalla filiera tutta, ma dagli stessi colleghi che ormai sono nel vortice della convinzione, che senza quella tecnologia non è più possibile lavorare, che il tempo perso nel preparare i prodotti è meglio spenderlo a casa o in vacanza. Discorsi di tutto rispetto questi ultimi che però gli stessi che li pronunciano non riescono ad applicare, poiché i costi di gestione oggi sono talmente elevati che non ci si può permettere di fermarsi e occorre aggiungere sempre più prodotti (di facile preparazione) per poter accontentare sempre più clienti, così da aumentare il fatturato che ci serve per pagare…la tecnologia!

Crea il tuo corso di gelato o di marketing in gelateria!

A partire da ottobre 2013 inizierà una nuova sessione invernale di corsi di formazione dedicati ai gelatieri e a coloro che lo vorrebbero diventare.

L’idea è quella di creare dei corsi di approfondimento di una, massimo due giornate. Molto concentrati e focalizzati su tematiche precise inerenti il mondo del gelato artigianale, la comunicazione e il marketing sul punto vendita.

Per avvicinarmi il più possibile agli interessi e alle esigenze di voi gelatieri ed aspiranti vorrei coinvolgervi direttamente lanciando un sondaggio per verificare quali sono i temi più “caldi” e interessanti che potremo sviluppare insieme in una decina di appuntamenti da ottobre 2013 a maggio 2014.

Intanto i corsi si terranno a Casalecchio di Reno (BO), ma potrebbero essere anche delocalizzati in altre strutture (dipende dal numero di iscritti e dalla loro provenienza).

Ecco i temi che potremmo sviluppare:

Per suggerimenti, ulteriori informazioni o un contatto diretto per una consulenza personalizzata:

info@icerock.it