Quell’azienda è tutto marketing e nessuna sostanza!

Quante volte abbiamo sentito dire questa frase o talvolta l’abbiamo usata noi stessi per definire un fenomeno di “successo mediatico” anche nel campo del gelato? Spesso riferito ad un brand non propriamente artigianale o ad una catena…

Ma allora chi fa marketing è qualcuno che cerca sempre di convincere altri ad acquistare prodotti mentendo o creando bisogni inesistenti?

bugiardoQuesto è un luogo comune molto diffuso e talvolta ha anche avuto delle buone ragioni per esistere. Ma fare di tutta un’erba un fascio è naturalmente sbagliato e la verità come sempre sta nel mezzo.

Innanzitutto occorre precisare che la maggior parte delle persone associa la parola marketing alla semplice pubblicità. Questo ovviamente non è corretto, poiché il marketing abbraccia uno spettro di attività molto più complesse che la semplice pubblicità. Ma all’uomo comune è il messaggio pubblicitario che arriva più direttamente e l’equazione marketing=pubblicità diventa automatica.

Oggi ci si domanda se è possibile fare buon marketing, ovvero se è possibile (anziché spingere all’acquisto di qualsiasi tipo di prodotto a qualunque costo e con qualunque mezzo) avere una missione di creare identità ed adesione di persone interessate a prodotti o servizi compatibili con l’ambiente circostante, sia da un punto di vista sociale che del territorio.

Un marketing che abbia come parola d’ordine il “rispetto” per i bisogni e le esigenze vere dei consumatori.

Fiocca (2013) sostiene che un’azienda per stabilire una relazione fruttifera con i suoi clienti deve possedere tre elementi fondamentali:

  • La passione;
  • La visione;
  • Gli obiettivi.

respectPiù un quarto: il rispetto. Questo non è altro che la sintesi dell’attenzione, l’educazione e lo stile nel trattare il proprio cliente e tutti gli stakeholders dell’azienda.

Alla domanda retorica naturalmente si dovrebbe rispondere di sì, ma occorre esserne convinti.

Senza andare a fare un’analisi storica dell’origine del marketing possiamo dire con Morici (2014) che i padri fondatori del marketing non sono certo i professionisti delle segmentazioni ma i grandi imprenditori, quei capitani d’impresa, che raccontavano in ogni angolo del mondo storie affascinanti sui loro prodotti, sulle loro meravigliose caratteristiche, sulla qualità della loro produzione, delle loro materie prime. Uomini, pionieri che mettevano il proprio nome e la propria faccia sui loro prodotti, quale massima garanzia della qualità della merce. Questi imprenditori erano tutti, per mestiere se non per vocazione, dei grandi narratori. Il buon marketing dovrebbe essere una narrazione sincera e appassionata che affascini discretamente le persone e possibilmente, attraverso le transazioni positive, ne migliori la vita.

Il marketing quindi dovrebbe tornare ad essere attenzione al mercato (market), e quindi al cliente e all’ambiente in cui esso opera e vive.

Il buon marketing dovrebbe quindi mirare alla conservazione della “casa” in cui viviamo (sostenibilità ambientale), dovrebbe stimolare comportamenti compatibili con la salute duratura delle persone che usufruiranno dei prodotti o dei servizi offerti, delle persone circostanti e dell’ambiente in cui tutte vivono.

Se non si rispettano queste semplici regole non si fa buon marketing e a lungo andare il cliente ci abbandonerà, poiché sono sempre di più le persone “consapevoli”. Per fortuna.

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