Sei cappelli per pensare

Diceva Oscar Wilde: “datemi una maschera e vi dirò la verità…“.

Questo articolo non ha attinenza diretta con il gelato, ma con la gestione delle riunioni e dei gruppi di lavoro.

Tra i vari metodi per rendere efficace una riunione numerosa, durante la quale si devono prendere decisioni di rilievo, esiste quello cosiddetto dei Sei Cappelli per Pensare ideato da Edward De Bono (l’inventore del Pensiero Laterale).

copertina 6 cappelliDi solito in occidente per esplorare un argomento si utilizza la “discussione”. Ma spesso questo sistema fa perdere molto tempo poiché ognuno dei partecipanti è interessato solo alla difesa della propria posizione.

In una discussione i partecipanti hanno già pronti, prima di cominciare, i loro punti di vista e, sovente, le conclusioni che sperano siano accettate. La discussione consiste quindi in uno scontro tra le diverse opinioni, per vedere quale resiste alle critiche e incontra il maggior favore.

Durante le discussioni tendiamo a cercare contemporaneamente di coprire con il nostro pensiero tutti gli aspetti come informazioni, logica, impressioni e creatività, quando invece potrebbe essere più efficace separare i vari tipi di pensiero e portarli a termine distintamente.

Ma come fare a separare i vari tipi di pensiero?

La tecnica più semplice è quella della recitazione.

La difesa dell’Io, responsabile della maggior parte degli errori che compiamo nel pensare, è il fattore più limitante per la mente.

Recitare la parte di qualcun altro consente all’Io di oltrepassare i limiti della propria immagine. Recitare restituisce la libertà di esprimere le proprie idee aggirando la frequente autocensura.

I diversi tipi di pensiero si possono trasformare in personaggi, oppure in cappelli colorati, dove a ciascun colore corrisponde una tipologia precisa di pensiero.

Si decide quale cappello indossare in un determinato momento e si recita la parte indicata da quel particolare colore.

Quando si cambia cappello si cambia ruolo. Tutte le persone che partecipano ad una riunione strutturata in questo modo concorrono alla formazione del pensiero che si trasforma in una mappa colorata.

Di fatto il nostro cervello è progettato per essere brillantemente NON creativo, cioè per costruire schemi e per servirsene in ogni possibile occasione futura.

6cappelliSei colori, sei cappelli

Il cappello bianco: riguarda fatti, cifre, informazioni e dati oggettivi. Il bianco è il colore della neutralità.

Il cappello rosso: fornisce il punto di vista emotivo. Rabbia, sensazioni ed emozioni, ma anche presentimenti e intuizioni.

Il cappello nero: evidenzia gli aspetti oggettivamente negativi. È il colore dell’avvocato del diavolo.

Il cappello giallo: stimola l’ottimismo, porta la speranza, è proprio dei pensieri positivi, costruttivi, evidenzia le opportunità.

Il cappello verde: indica creatività, il produrre nuove idee, il movimento, la provocazione fertile.

Il cappello blu: è il colore del controllo, dell’organizzazione. Può controllare l’uso degli altri cappelli, rappresenta il pensiero sul pensiero.

Conclusioni:

La maschera tragica e la maschera comica sono diverse. Ma l’attore non cambia, rimane quello che è. Recita la sua parte fino in fondo, a seconda della maschera che indossa. È fiero di saper recitare sia in una commedia sia in una tragedia. È orgoglioso della sua bravura di attore.

Esattamente come un attore, anche un pensatore ha bisogno di sentirsi fiero delle sue capacità. Cioè della sua bravura nell’indossare ognuno dei sei cappelli e passare dall’uno all’altro modo di pensare.

Lo scopo dei sei cappelli per pensare è la chiarificazione del pensiero, ottenuta consentendo al pensatore di adottare un modo di pensare per volta – invece di tentare di fare tutto in una sola volta.

Il paragone più calzante è la stampa a colori. Ogni colore viene stampato separatamente fino ad ottenere il quadro finale.

sixhats1Il maggior pregio di questo sistema di pensiero è rappresentato proprio dalla sua artificiosità. I sei cappelli costituiscono un artificio formale e conveniente per chiedere l’adozione di un modo di pensare a se stessi o agli altri. Costituiscono le regole del gioco del pensiero. Regole che tutti i giocatori devono conoscere.

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